Quando sono scattate le misure di contenimento del Covid-19, il primo impulso è stato quello di cercare un parallelo storico. Meglio il 1914, il 1929 o il 1941 ?
Con il passare delle settimane, però, è emersa chiaramente l’unicità storica dello shock che stiamo attraversando. Questa crisi è senza precedenti perchè gli effetti dell’isolamento hanno colpito allo stesso tempo la domanda e l’offerta.
Se da una parte molte imprese sono state costrette a chiudere o a ridurre le loro attività, dall’altra la popolazione tende a risparmiare e a consumare meno, perchè considera il futuro incerto. Ad oggi, per limitare i danni, potrebbero essere prese in considerazione delle alternative radicali; la prima passa attraverso un’esplosione dell’inflazione, un’altra possibilità è il cosiddetto “giubileo” del debito, un modo educato per indicare un’insolvenza pubblica.
Guardando al passato, tra gli sviluppi più importanti dopo il 2008 c’è stata la riduzione del debito delle famiglie statunitensi, la prima fonte della domanda nell’economia mondiale. L’investimento e la produttività hanno rallentato, e il fenomeno non si è limitato all’occidente. Anche i paesi emergenti hanno tirato il freno. Questa situazione l’abbiamo chiamata “stagnazione secolare”.
Se la risposta delle aziende e delle famiglie al colpo senza precedenti assestato dalla pandemia sarà un aumento della prudenza, la spinta verso la stagnazione inevitabilmente aumenterà. Allo stesso tempo se la risposta pubblica all’accumulo del debito sarà l’austerità, la situazione potrà solo peggiorare.
Fabio D’Amora.